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Sant'Agata a Catania

29-gen-2008

Mancano pochissimi giorni alla festa e la città di Catania, tutta, ferve dei preparativi per le celebrazioni in onore della sua Patrona Agata. Le celebrazioni di Sant’Agata sono in realtà iniziate il 12 gennaio ma il clou dei festeggiamenti si avrà nei giorni 3,4,5 febbraio quando l’evento religioso richiamerà a Catania una folla composta di fedeli e turisti tanto da far annoverare la festa di Sant’Agata tra le prime celebrazioni a carattere religioso a livello mondiale. Non solo, la Festa di Sant’Agata è stata inserita dall’Unesco nella Lista del Beni Antropologici Patrimonio dell’Umanità al pari dei monumenti, dei beni culturali e paesaggistici delle città barocche del Val di Noto rase al suolo dal terribile terremoto del 1693 e ricostruite con una fisionomia tardobarocca e resi ancora più straordinari dalla omogeneità geografica, cronologica e artistica della ricostruzione.

Ogni anno la città di Catania incontra la sua Patrona con festeggiamenti che hanno il carattere dell’eccezionalità e che sono stati paragonati alla Settimana Santa che si svolge a Siviglia e al Corpus Domini di Cuzco in Perù. Nei tre giorni cruciali della festa di Sant’Agata la città dimentica ogni cosa per concentrarsi sull’evento religioso che porta in città, ogni anno, fino a un milione di persone. Sono giorni in cui, per ricordare la giovinetta Agata che visse, nella seconda metà del III° secolo, a Catania dove subì le torture e il martirio, ad opera di Quinziano, prefetto di Sicilia che la portò in carcere e le fece recidere le mammelle, per essersi rifiutata di ripudiare la religione cristiana, si susseguono spettacoli pirotecnici e si snodano processioni e cortei in costume lungo le vie illuminate da chilometri di luminarie e che fanno rivivere la suggestione di antichi riti in un contesto d’eccezione come quello del centro storico catanese.

Si inizia il 3 febbraio con le autorità civili e religiose della città che sfilano in corteo su carrozze settecentesche, i landò, al seguito delle undici “candelore”, pesanti costruzioni lignee intagliate, dorate e realizzate dalle antiche corporazioni di mestiere che vengono portate a spalla, in segno di espiazione o come ringraziamento per una grazia ricevuta, per il tradizionale appuntamento dell’offerta della cera. Il corteo culmina in Piazza Duomo per l’omaggio floreale alla Santa. I Vigili del fuoco salgono fino quasi a sfiorare la cima della cattedrale per deporre una corona di fiori al simulacro di Sant’Agata invocata da secoli per la protezione dagli incendi e dalle eruzioni dell’Etna. In serata si tiene lo spettacolo di fuochi pirotecnici a cui partecipa la città in massa dai ceti popolari alla Catania bene.

Il momento più affascinante e sentito di tutta la festa è l’incontro della Santa con la Città di Catania. Dalle prime ora del mattino del secondo giorno di festa la città comincia a popolarsi di devoti che indossano il sacco, tradizionale camicia in tela bianca lunga fino ai piedi e un berretto di velluto nero. Il costume dei devoti ricorda la notte del 1126 in cui le spoglie della martire tornarono a Catania dopo essere state per 86 anni a Costantinopoli dove le aveva portate il generale bizantino Maniace. Allora la popolazione maschile scese in strada per accogliere Agata, a piedi scalzi, in berretto e camicia da notte.
Ancora prima che sorga il sole si tiene in una Cattedrale gremita di gente, la Messa dell’Aurora durante la quale viene aperto il sacello scavato in una parete della Cattedrale e dove è conservato per tutto l’anno il busto della Santa. In un crescendo di inni e di suppliche si giunge al fragoroso applauso quando il volto appena sorridente della Santa emerge dal buio della cella. Viene allora fissato sull’altare prima di essere collocato sul fercolo in argento assieme allo scrigno del tesoro e consegnato alla città per due giorni di processione. Il busto reliquiario comincia il suo giro visitando i quartieri esterni della città, quelli più popolari, mentre il 5 febbraio il fercolo attraversa le vie del centro e, a notte fonda, affronta Via San Giuliano, lunga arteria in salita di Catania e una delle tappe più attese della processione. Il rientro del busto in Cattedrale avviene all’alba del 6 febbraio poco prima che una squadra di netturbini che supera le cento unità, si metta al lavoro per ripulire il manto stradale di quintali e quintali di cera accumulati lungo i gironi di festa.

Il 4 e il 5 febbraio sono i giorni più estenuanti vissuti come occasione per misurare, in nome della Fede e della Tradizione, la capacità di resistenza al sacrificio e alla fatica a causa dell’enorme peso del fercolo che raggiunge i 30 quintali e a causa della lunghezza e della difficoltà del percorso che viene affrontato anche con condizioni metereologiche avverse.

Nei giorni in cui si festeggia Sant’Agata, più che negli altri periodi dell’anno, è facile visitare i luoghi dedicati al culto della Santa: la Chiesa di San Biagio in Piazza Stesicoro dove un tempo sorgeva il Palazzo Pretorio e dove è possibile scorgere il luogo in cui la Santa venne torturata con il fuoco dei carboni ardenti; la Chiesa di Sant’Agata al Carcere all’interno della quale Agata fu rinchiusa prima del martirio e dove si vedono le orme dei suoi piedi impresse in un blocco di pietra lavica: la Chiesa di Sant’Agata la Vetere, prima cattedrale della città dove è custodito il sarcofago originale che conservò le spoglie della Santa per circa 5 secoli.

Sono tante le specialità della gastronomia catanesi da non perdere e, per i giorni di festa, non bisogna farsi sfuggire le Olivette di San’Agata alle quali tra l’altro è legata una leggenda secondo cui prima di esser catturata dai soldati romani, mentre era intenta ad allacciare un calzare, comparva davanti ad Agata un olivastro che la sfamò e la nascose alo sguardo dei suoi inseguitori. Le olivelle di Sant’Agata sono dei piccoli dolci di pasta di mandorla colorati di verde e ricoperti di zucchero.

www.comune.catania.it
Ufficio del Turismo 095 512111

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