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fine della fronda neosudista ?

30-lug-2009

Il “Partito del sud” risucchiato dalla dialettica spartitoria

Come previsto, il contenzioso politico fra i neosudisti siciliani e il governo Berlusconi sta rientrando nei canali di una normale dialettica spartitoria, del dare e dell’avere fra gruppi tenuti insieme dal collante del clientelismo.

Al solo annuncio da parte del Cavaliere di un piano per il mezzogiorno il clima si sta rasserenando. Prima di conoscerne le poste e le loro destinazioni i contendenti hanno accantonato l’ascia del “partito del sud” e sono venuti a più miti consigli.

Secondo indiscrezioni giornalistiche, a Micciché darebbero la presidenza di un super comitato per il Mezzogiorno nuovo di zecca dall’alto del quale potrà osservare … quel che succederà sulla Terra.

Ma a quanto anticipato dal ministro degli esteri Frattini, che stranamente si occupa di meridione invece che dell’universo mondo, nemmeno questo gli sarà dato a Micciché giacché ha osato, dove nessuno mai, paragonare Berlusconi al conte Ugolino della Gherardesca.

Insomma, le cose si mettono un po’ male per l’ex pupillo del Cavaliere, tanto che anche Lombardo sembra volersene distanziare e pur “non vedendo la svolta di cui si parla”, assicura che continuerà “a fare il mestiere per il quale è stato ingaggiato dai siciliani”.

Tornerà, cioè, a fare il presidente della Regione, magari cominciando a risolvere taluni nodi che stanno strangolando la Sicilia: dall’emergenza degli Ato-rifiuti alla crisi industriale, dalla disoccupazione giovanile e non solo ai tanti disservizi che paralizzano l’amministrazione regionale e di tanti comuni.

Mi sembra questa una cosa buona e giusta e anche saggia. D’altra parte egli è stato eletto per fare il presidente della regione non di un improbabile partito del sud.

Una crepa nel muro del berlusconismo

Sarà questo l’epilogo di questa grande fiammata di luglio? Vedremo.

Ovviamente, resta aperta una piccola crepa nel muro del berlusconismo, nella sua maggioranza parlamentare, che, però, non è il caso d’enfatizzare oltre i reali intenti dei loro autori.

Insomma, nulla di nuovo sotto questo caldo sole siciliano: solo qualche recriminazione (legittima, per carità) contro lo storno e le mancate assegnazioni dei Fas alla Sicilia.
Ma se il problema era questo che bisogno c’era di minacciare partiti, correnti, sottocorrenti del Sud?

Bastava raccomandarsi al Cavaliere che avrebbe aggiustato le cose, nel migliore dei modi.

Come sta facendo, in queste ore, sulla base dell’abusata tecnica degli annunci per tenere buoni i suoi recalcitranti alleati.

Una storia vecchia, risaputa che solo oggi i neosudisti comincino a capire, a loro spese.

E dire che l’on. Miccichè si è spinto a chiedere a Berlusconi “fatti e non parole”, anche se ha mantenuto, incrollabile, la fede nel gran Capo che certo sbaglia, non perché fallibile come tutti gli umani, ma solo perché consigliato male da qualcuno.

E due. Ancora un Berlusconi influenzato da cattivi consiglieri. Un ritratto davvero sorprendente che autorizza più di un dubbio sulla figura del Cavaliere il quale, a furia di recepir mali consigli, sta mostrando una sorprendente fragilità di leader e di statista.

Cambiare la Sicilia: l’impresa è titanica, ma mancano i Titani

Anche l’on. Lombardo se n’è accorto con ritardo e voleva correre ai ripari per la via breve: agitando la bandiera di un neo meridionalismo in salsa siciliana.

L’obiettivo era quello di rivendicare nuovi finanziamenti senza però dire se dovranno servire per alimentare il vecchio e dannoso sistema di potere o per cambiare davvero le cose in Sicilia.

La realtà dell’Isola è talmente degradata che portare avanti un programma di cambiamento vero, non di facciata, è davvero un’impresa titanica. Per chiunque.

Tanto più che, in giro, di Titani non s’intravvede nemmeno l’ombra.

Perciò, si preferisce evitare la tremenda sfida, vivacchiare rifugiandosi nelle comode poltrone del governo e del sottogoverno.

In ogni caso, nulla si può cambiare con qualche slogan mal riuscito.

Ci vogliono progetti seri, lungimiranti, di radicale rinnovamento nei metodi e negli indirizzi programmatici, aiutando a crescere, o favorendone l’arrivo, nuovi soggetti imprenditoriali decisi a innovare e a scontrarsi, come qualcuno comincia a fare, con la mala pianta che ammorba l’economia e la società siciliane.

Prima che di partito del sud parliamo del Sud

In assenza di ciò, la sensazione più avvertita, anche ai livelli ministeriali, è quella che si voglia continuare sulla vecchia via. Come ai bei tempi della Cassa per il Mezzogiorno che, in 50 anni, ha bruciato una montagna di risorse finanziarie e prodotto scandali, carrozzoni clientelari e nuova emigrazione.

Perciò, finiamola di fare le verginelle indispettite contro il cattivo Tremonti e suoi amici della Lega nord i quali, per altro, sono stati i migliori alleati elettorali di Lombardo.

Se oggi il Sud italiano ha una brutta immagine non è colpa di Bossi, ma prima di tutto del malgoverno della democrazia cristiana e dei suoi eredi legittimi che hanno sprecato risorse notevoli per costruire infrastrutture in gran parte inutili, molte incomplete, e ospedali di sabbia.

Quindi, per favore, prima di parlare di partito del sud parliamo del Sud o dei Sud e delle cose che bisogna fare per cambiare davvero, nel progresso e nella legalità.

Agostino Spataro
*Testo modificato rispetto a quello pubblicato, con altro titolo, in La Repubblica del 30 luglio 2009

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