Sicilia
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il partito del sud e la legione straniera

22-mar-2010

Che la Sicilia e il Sud stiano affondando nel vortice della crisi è cosa evidente e accettata.

Che ai siciliani siano rimasti soltanto “gli occhi per piangere” sulle loro sventure e tradimenti, nel vedere i loro paesi allagati, franati, crollati, le poche fabbriche chiuse, i contadini esasperati per i loro prodotti rubati, i loro figli emigrare é cosa arcinota e inoppugnabile.

Che la Regione sia vicina al collasso amministrativo e finanziario, al limite estremo della sopravvivenza, è cosa certa e lampante.

Che ci sia la necessità, e l’urgenza, di fare qualcosa di straordinario per bloccare la caduta e invertire la pericolosa
tendenza è cosa altrettanto certa, ma non da tutti accettata.

Poiché la crisi non è uguale per tutti. Anzi, taluni gruppi, soprattutto quelli più legati al malaffare, nella crisi ci guazzano e stanno realizzando fortune colossali. A partire dalla spesa regionale e dal sistema di contributi statali e europei.

Ma cosa fare?

Date le dimensioni e la complessità della crisi, per la Sicilia, come per il mezzogiorno “residuo” (giacché alcune regioni sono uscite dal sottosviluppo), il problema è di promuovere ed organizzare le idee e le risorse disponibili per un progetto politico di cambiamento vero, capace di favorire un nuovo assetto produttivo e di esplorare nuovi orizzonti di mercato, in primo luogo sul fronte euro-mediterraneo.

Invece, vediamo i ceti politici dominanti siciliani tutti presi a inventare stravaganti soluzioni di governo e partiti nuovi di zecca per armare il sud contro il nord in una guerra improbabile quanto disastrosa, per il meridione.

Ecco, dunque, uscire dal cappello del mago di turno il “partito del o per il Sud” le cui ambizioni oscillano fra il fascino e la minaccia nei confronti della Lega di Bossi, considerata un modello da imitare e non un’anomalia destinata a sparire, prima o poi, dallo scenario italiano e europeo.

Poiché un Paese moderno e una classe dirigente illuminata non possono, davvero, sopportare a lungo la spada di Damocle della secessione, dichiarata o camuffata, e il ricatto continuo ai suoi governi e istituzioni. Pena il caos, la dissoluzione dello Stato e dell’unità politica della nazione.

Eppure, Lombardo e Micciché (che, nelle ultime ore, appare molto innervosito, forse pentito) invocano il “partito del sud” contro la Lega con la quale, per altro, sono entrambi ufficialmente alleati sul piano elettorale e dell’attuale
maggioranza che governa l’Italia.

Già questa vistosa, e irrisolta, contraddizione dovrebbe far riflettere un po’ tutti e raffreddare certi entusiasmi (anche in buona fede) per una sigla vuota di idee e di progetti che, viepiù, si configura come una avventurosa velleità, basata su una sorta d’inciucio alla grande, da “contrapporre” ad un Nord dominante e pigliatutto.

Abbiamo cercato di chiarire, in altri momenti, che l’unione di più debolezze non fa la forza, ma solo una più grande debolezza di cui, certamente, profitterebbe la “trimafia” ossia il principale potere economico e illegale del Meridione.
In assenza di un progetto politico e programmatico, quel che si coglie nel “partito del sud” è un rivendicazionismo indistinto, quantitativo, mirato a strappare qualche finanziamento in più verso l’Isola per placare le ire di un sistema di potere in affanno che recalcitra e minaccia di fare “la rivoluzione”.

I finanziamenti ci vogliono, ma per fare cosa?

Nel passato la Sicilia ha ricevuto fiumi di finanziamenti senza nulla di buono per i siciliani, poiché i soldi andavano ad alimentare i soliti giri affaristici e clientelari.

Ma torniamo al dibattito, verticistico e altalenante, fra Lombardo e Micciché (il resto non conta o non esiste in MPA e PDL-Sicilia) per capire dove è arrivato e dove potrebbe andare a parare.

A parte la confusione e l’assenza di un vero progetto politico, quel che più si nota sono le loro sbandate, i colpi di coda, il clima d’intrigo, i sospetti. Ingredienti che, certo, non sono propedeutici alla creazione di un’unione politica duratura e così ambiziosa. Insomma, basta un nonnulla, un’arrabbiatura di questo o di quello o una tiratina d’orecchi da Arcore, perché il castello di carta vada alla malora.

Chissà cosa ne pensino di tutto ciò quegli esponenti del Pd che hanno esultato all’annuncio di Villa Igea?

Spiace rilevarlo, ma questi dirigenti, immemori di quel che rappresenta il Pd (per il passato e per il futuro della Sicilia), forse s’illudono di stare giocando un ruolo strategico in questa partita.

In realtà, mi pare, che al massimo possono aspirare a un ruolo di comprimari. O, peggio, essere considerati (vedi dichiarazioni dell’on. Micciché) una sorta di legione straniera, da tollerare e da tenere a bada, che finita la “guerra” contro il Nord sarà congedata o sciolta d’ufficio.

In conclusione, mi sembra che questo “partito del sud” tanto assomigli a un espediente per sopravvivere in una circostanza sfavorevole e magari avviare la transizione verso l’incombente dopo - Berlusconi e, al contempo, deviare il più lontano possibile i malumori dei siciliani.

Agostino Spataro
(pubblicato in “La Repubblica” de 19 marzo 2010)

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Commento di pg1946 del 25 mar 2010

mi devo congratulare con Agostino Spataro, per la foto della situazione politica siciliana.
Questi signori che stanno al nongoverno della sicilia ancora una volta dimostrano che la cosa piu importante è la poltrona enon il bene del popolo siciliano (anche se in buona parte pecoroni, per bisogno, per non parlare della nullità del PD siciliano, che si allea anche se non lo dici chiaramente con questo governo.
Non riesco a dire altro per non dire volgarità.
A presto con altri articoli.

Commento di Antonio Ciano del 27 mar 2010

Il partito del Sud è nato a Gaeta nel 2001 e con una lista civica amministra la città con destra e sinistra all'opposizione. Destra e sinistra sono solo indicazioni stradali. destra e sinistra hanno massacrato l'economia del Sud da 150 anni ed è arrivato il tempo di farli sloggiare dal sud. Sono le propaggini economiche dell'economia tosco padana. Il sud è diventato un mercato nelle mani dei capitalisti del Nord. I nostri giovani sono costretti ad una emigrazione forzata, lasciano il sud 150 mila ragazzi ogni anno. Questo è un crimine. Per dare un senso alla politica italiana dobbiamo costruire il partito sul territorio, lo stiamo facendo; a catania giovedì scorso, grazie al vicesegretario nazionale del Partito del Sud Ing. Erasmo Vecchio, abbiamo inaugurato il secondo Comprasud d'Italia, il prossimo si aprirà a Udine. I partiti meridionalisti o presunti tali di Lombardo e Micciche non sono altro che propaggini degli interessi padani in Sicilia, e seguono le direttive dei loro alleati politici. Noi siamo un'altra cosa, vogliamo riprenderci l'economia che il capitalismo risorgimentale ci ha estirpato. Ecco perchè combattiamo il risorgimento piemontese, che altro non è che la folosofia borghese padana di sfruttamento di altre regioni italiane. Cis tiamo ribellando a questo, non con le armi, ma con la loro stessa moneta, riprenderci l'economia. Il partito del Sud lo sta facendo. Il vero pericolo per Berlusconi siamo noi, non i comunisti, perchè una volta al potere, esproprieremo tutto il possibile ai Lumbard. I liberali del 1860 oltre ad espropriaci i beni mobili ed immobili, massacrarono i nostri avi ( un milione di contadini chiamati Briganti) e fecero emigrare 30 milioni di nostri compatrioti. E' arrivato il tempo di rendere la pariglia. I no? i nuovi mercati sarenno il mediterraneo e l'asia, noi siamo pronti alla sfida. Nascerà una nuova moneta e l'economia sarà Local e non Globlal, questa massima è di un economista siciliano, il dott. Francesco Strafalaci.


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