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La Festa di Santa Rosalia a Palermo

13-lug-2010

La città di Palermo è già in festa. Dal 10 luglio sono cominciati i festeggiamenti e le celebrazioni per Santa Rosalia. Per i palermitani i giorni che vanno dal 10 al 15 luglio sono tra i più importanti dell’anno per quanto riguarda il calendario liturgico e la devozione popolare. Rosalia, assieme ad Agata e Lucia, costituisce uno dei nodi fondamentali della triade delle Sante siciliane, tutte e tre martiri, il cui culto è molto sentito e diffuso. Il culmine dei festeggiamenti si raggiunge durante la notte tra il 14 e il 15 luglio quando il Carro di Santa Rosalia giunge in Piazza Marina accompagnato da un trionfo di fuochi pirotecnici che i palermitani chiamano “ioucu fuoco” “il gioco del fuoco”. Dopo i fuochi d’artificio il Carro di Santa Rosalia, che quest’anno è stato ideato da Luigi Serafini, e nel quale è contenuta l’urna con i resti mortali della Santa, rientra in processione nella Cattedrale di Palermo accompagnato da una suggestiva e commovente fiaccolata.

Il Festino di Santa Rosalia quest’anno farà parte di un più ampio progetto culturale che coinvolge Palermo curato da Philippe Daverio dal titolo “Terra Omnia”: Palermo al centro del mondo, Palermo capitale del Mediterraneo, Palermo crogiuolo di culture, Palermo dalle diverse anime, città della convivenza culturale. Il Festino di quest’anno proverà a mettere insieme tutti questi temi.
 
Tra tutti il tema più forte e simbolico è quello dal titolo: rosa la Santa, nera la peste. Attraverso i colori che simboleggiano la città, Daverio vuole raccontare l’eterna lotta tra il bene ed il male, il nucleo centrale della festa, l’anima che muove il mondo e di conseguenza la fede.
 
Tra questi simboli e intorno a questi contrasti si racconterà la storia del miracolo, la peste, la rinascita della città.
 
Il nome per esteso di Rosalia era Rosalia Sinibaldi appartenente alla nobile famiglia dei Sinibaldi. La fanciulla visse nel XII secolo alla corte della regina Margherita, moglie di Guglielmo I di Sicilia. Fin da giovane Rosalia decise di consacrarsi a Gesù e scelse di fare eremitaggio sul Monte Pellegrino seguendo l’esempio degli anacoreti. Qui morì nel 1156.
 
Rosalia venne dichiarata santa nel 1630. Nel 1624 le sue reliquie furono riposte all’interno di uno scrigno in argento custodito nel Palazzo Arcivescovile. La processione di quest’urna si ripete da tre secoli a ricordo dei miracoli compiuti dalla Santa.
 
Con il passare degli anni la processione è divenuta sempre più lunga e complessa fino a coinvolgere buona parte della città e numerose confraternite costituitesi nel corso dei secoli la più antica delle quali è la Confraternita di Santa Rosalia dei Sacchi formata da barbieri e calzolai. Il nome della confraternita ha origine dall’abbigliamento utilizzato dai fedeli durante la processione. 
 
Alcuni anni fa era usanza portare in processione quattro carri che, nel 1974, vennero sostituiti da un grande carro di ispirazione settecentesca a forma di vascello di dieci metri di altezza e nove di lunghezza. 
Il festino di Santa Rosalia è una grande festa popolare che ogni anno richiama a Palermo centinaia di migliaia di fedeli e di turisti che assistono, oltre che alla processione, ai numerosi spettacoli e concerti previsti per i giorni di festa. La festa giunge all’apice la notte del 14 luglio con una solenne processione che parte da Palazzo dei Normanni e, lungo l’asse viario del Cassaro, e giunge fino al Mare secondo un itinerario ideale che dalla morte (la pesta dalla quale Santa Rosalia liberò la città di Palermo) conduce alla vita (simboleggiata dai fuochi d’artificio in riva al mare) accompagnati da musica eseguita dal vivo. Le bambine palermitane seguono la processione vestite con il tipico abito devozionale e con ghirlande di roselline tra i capelli. Ma il vero spettacolo è dato dalla città di Palermo che nei giorni che precedono la festa si riempie di una strana allegria, una sottile febbre che pare coinvolgere tutti. La città sembra dimenticarsi dei problemi quotidiani, ogni negozio, dal venditore ambulante al gioielliere, prepara vistosi addobbi. Durante i giorni di festa è abitudine consumare cibi che fanno parte della tradizione palermitana: la pasta con le sarde, i Babbaluci (lumache bollite con aglio e prezzemolo), lo Sfincione (U Sfinciuna), il polpo bollito, calia e semenza (ceci essiccati, arachidi, semi di zucca, castagne secche) e l’anguria per rinfrescarsi dall’afa di luglio.città di Palermo è già in festa. Dal 10 luglio sono cominciati i festeggiamenti e le celebrazioni per Santa Rosalia. Per i palermitani i giorni che vanno dal 10 al 15 luglio sono tra i più importanti dell’anno per quanto riguarda il calendario liturgico e la devozione popolare. Rosalia, assieme ad Agata e Lucia, costituisce uno dei nodi fondamentali della triade delle Sante siciliane, tutte e tre martiri, il cui culto è molto sentito e diffuso. Il culmine dei festeggiamenti si raggiunge durante la notte tra il 14 e il 15 luglio quando il Carro di Santa Rosalia giunge in Piazza Marina accompagnato da un trionfo di fuochi pirotecnici che i palermitani chiamano “ioucu fuoco” “il gioco del fuoco”. Dopo i fuochi d’artificio il Carro di Santa Rosalia, che quest’anno è stato ideato da Luigi Serafini, e nel quale è contenuta l’urna con i resti mortali della Santa, rientra in processione nella Cattedrale di Palermo accompagnato da una suggestiva e commovente fiaccolata. 
Il Festino di Santa Rosalia quest’anno farà parte di un più ampio progetto culturale che coinvolge Palermo curato da Philippe Daverio dal titolo “Terra Omnia”: Palermo al centro del mondo, Palermo capitale del Mediterraneo, Palermo crogiuolo di culture, Palermo dalle diverse anime, città della convivenza culturale. Il Festino di quest’anno proverà a mettere insieme tutti questi temi.
Tra tutti il tema più forte e simbolico è quello dal titolo: rosa la Santa, nera la peste. Attraverso i colori che simboleggiano la città, Daverio vuole raccontare l’eterna lotta tra il bene ed il male, il nucleo centrale della festa, l’anima che muove il mondo e di conseguenza la fede.
Tra questi simboli e intorno a questi contrasti si racconterà la storia del miracolo, la peste, la rinascita della città.
 
Il nome per esteso di Rosalia era Rosalia Sinibaldi appartenente alla nobile famiglia dei Sinibaldi. La fanciulla visse nel XII secolo alla corte della regina Margherita, moglie di Guglielmo I di Sicilia. Fin da giovane Rosalia decise di consacrarsi a Gesù e scelse di fare eremitaggio sul Monte Pellegrino seguendo l’esempio degli anacoreti. Qui morì nel 1156.
Rosalia venne dichiarata santa nel 1630. Nel 1624 le sue reliquie furono riposte all’interno di uno scrigno in argento custodito nel Palazzo Arcivescovile. La processione di quest’urna si ripete da tre secoli a ricordo dei miracoli compiuti dalla Santa.
Con il passare degli anni la processione è divenuta sempre più lunga e complessa fino a coinvolgere buona parte della città e numerose confraternite costituitesi nel corso dei secoli la più antica delle quali è la Confraternita di Santa Rosalia dei Sacchi formata da barbieri e calzolai. Il nome della confraternita ha origine dall’abbigliamento utilizzato dai fedeli durante la processione. 
Alcuni anni fa era usanza portare in processione quattro carri che, nel 1974, vennero sostituiti da un grande carro di ispirazione settecentesca a forma di vascello di dieci metri di altezza e nove di lunghezza. 
Il festino di Santa Rosalia è una grande festa popolare che ogni anno richiama a Palermo centinaia di migliaia di fedeli e di turisti che assistono, oltre che alla processione, ai numerosi spettacoli e concerti previsti per i giorni di festa. La festa giunge all’apice la notte del 14 luglio con una solenne processione che parte da Palazzo dei Normanni e, lungo l’asse viario del Cassaro, e giunge fino al Mare secondo un itinerario ideale che dalla morte (la pesta dalla quale Santa Rosalia liberò la città di Palermo) conduce alla vita (simboleggiata dai fuochi d’artificio in riva al mare) accompagnati da musica eseguita dal vivo. Le bambine palermitane seguono la processione vestite con il tipico abito devozionale e con ghirlande di roselline tra i capelli. Ma il vero spettacolo è dato dalla città di Palermo che nei giorni che precedono la festa si riempie di una strana allegria, una sottile febbre che pare coinvolgere tutti. La città sembra dimenticarsi dei problemi quotidiani, ogni negozio, dal venditore ambulante al gioielliere, prepara vistosi addobbi. Durante i giorni di festa è abitudine consumare cibi che fanno parte della tradizione palermitana: la pasta con le sarde, i Babbaluci (lumache bollite con aglio e prezzemolo), lo Sfincione (U Sfinciuna), il polpo bollito, calia e semenza (ceci essiccati, arachidi, semi di zucca, castagne secche) e l’anguria per rinfrescarsi dall’afa di luglio.

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